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martedì 14 maggio 2013

Anonima messinese: una fontana dimenticata

di Antonio Postorino



Riceviamo in redazione la lettera di un nostro lettore che troviamo interessante da pubblicare per sottoporla alla vostra attenzione e per fare, anche voi, le opportune considerazioni. “Sono un lettore del giornale FiloDirettonews che apprezzo e seguo, nonostante la lontananza che mi tiene legato ad un’altra città, già da sessant’anni, e mi meraviglia, alquanto, il degrado in cui la mia città natale vive. Sicuramente, quella Messina che lasciai un tempo, per scelta di vita e di lavoro, non somiglia più, neanche lontanamente, alla bella città sullo Stretto che vide la mia giovinezza.
Mi lego, in particolar modo, ad un articolo pubblicato dallo stesso editore, Rosario Lo Faro, che porta il titolo ‘Perché Messina ritorni la città di un tempo’, il quale mette in evidenza il grave stato di abbandono in cui la città versa e condivido appieno le sue ‘riflessioni’, particolarmente, quando ci ricorda quelle ‘..tradizioni ormai perse, come l’agosto messinese, i carri allegorici, l’Irrera a mare, il teatro dei dodicimila, e tanto altro, dove il decoro urbano era palpabile e confortato dalle testimonianze dei nostri vecchi (cit.)’.
Non sono proprio ‘giovanissimo’, ma ho ancora chiaro in me il ricordo di quei tempi lontani della gioventù e della spensieratezza! Da sessant’anni circa, come ho già detto, risiedo lontano dalla mia amata città, ahimè, non più bellissima come lo era allora, e non credo ai miei occhi nel vedere quanta e quale immondizia la invade in tutta l’ampiezza del suo territorio; quanta incuria ha ridotto a seccume le aiuole, quanto menefreghismo (e qui mi rivolgo a coloro che si vantano d’essere acculturati e rappresentanti delle istituzioni!) ha sommerso, e sommerge, un’antica statua collocata al centro di una vasca (allora, chiamata ‘La rotonda’), posta di fronte alla chiesa di San Francesco da Paola, che dovrebbe dare il benvenuto a quanti, turisti, e non, sbarcano a Messina dalle navi alla rada San Francesco; un pezzo raro della vecchia Messina, in quanto esistente sin da prima del terremoto del 1908, che dava il benvenuto ai pescatori che rientravano dalla loro fatica sullo Stretto! Molti non la conoscono neanche, tanto è nascosta, e la stessa è orfana di un cartello che ne identifichi la propria storia, indi esistenza. Eh sì, perché, allora, non esistevano i moli; esistevano soltanto i lidi di Messina: ‘Principe Amedeo’, ‘Trinacria’, ‘Piemonte’! Ebbene, quella rotonda con la propria statuetta, sono ancora lì, ma sommerse dalla cementazione scaturita dall’invenzione della metropolitana di superficie; un’innovazione della tecnica moderna, interessata e dissennata creatura di quella classe politica che ha pensato soltanto e sempre ai propri interessi.
Quale il risultato? La distruzione del bellissimo viale San Martino, della meravigliosa piazza Cairoli, della Cortina del Porto, della bellissima via Tommaso Cannizzaro, della via XX settembre, del viale della Libertà, e così via dicendo! Ma, in tal senso, consentitemi allora due domande: quante migliaia di passeggeri fanno uso della Metropolitana nel corso dell’anno? Ne è valsa davvero la pena sprecare tanti milioni di euro per un mezzo che ha arrecato evidenti e gravissimi danni alla nostra città? A mio parere, trovo che, invece, sarebbero stati più utili per l’allargamento del litorale dalla rotonda dell’Annunziata in poi. La pensate anche voi come me? Vi ringrazio per l’ospitalità e la pazienza”.






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